Cotone biologico, la fibra naturale più inquinante può diventare a impatto zero
Scritto da: Daniela - Data: 1/01/2012 Ora: 22:29
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Quanto costa una T-shirt? Ci siamo mai chiesti qual’è il prezzo reale che facciamo pagare al pianeta, e a noi stessi, per una maglietta di cotone?
Il cotone è la fibra tessile maggiormente prodotta, e da sola soddisfa il 50% del fabbisogno mondiale di fibra, con 24,8 milioni di tonnellate annue prodotte: la coltivazione del cotone occupa quasi il 5% delle aree coltivate del pianeta.
Una coltura praticata con metodi convenzionali ed intensivi, con una percentuale non indifferente di varietà geneticamente modificate, in oltre 75 Paesi.
Un impatto ambientale enorme: nelle coltivazioni di cotone si concentrano il 25% dei fertilizzanti, erbicidi e pesticidi prodotti dall’industria chimica , che danneggiano la fertilità del terreno, annientano la biodiversità con la monocoltura, contaminano le falde acquifere e mettono in pericolo la salute degli agricoltori ( allergie, deficienze all’apparato respiratorio e tumori ).
Con la trasformazione in fibra, il cotone subisce processi di sbiancamento e lavaggio con detergenti chimici e di tintura con coloranti che spesso contengono metalli pesanti; viene quindi brillantato e trattato con formaldeide, ammine aromatiche ( composti cancerogeni sospetti o accertati ), ammoniaca e resine plastiche.
Guardare ancora al cotone come ad una ‘fibra naturale’, quando è invece un enorme business internazionale, dove le multinazionali sono ben felici di investire in fertilizzanti, pesticidi, erbicidi e sementi transgeniche incentivando gli agricoltori con finanziamenti a tempo contro il diritto di esclusiva di fornitura, è a dir poco fuori dalla realtà.
L’alternativa esiste, ed è già praticata in alcuni paesi africani come Uganda, Benin e Tanzania, oltre che in diverse comunità nel sub continente indiano: la coltivazione del cotone sostenibile da agricoltura biologica e biodinamica. Un sistema con minori costi di esercizio, maggiore resa nel tempo e risparmio delle risorse idriche, che rispetta ed arricchisce il terreno e crea opportunità di lavoro nelle aree povere del pianeta.
Il protocollo per la coltivazione del cotone biologico richiede fertilizzanti di origine vegetale ed animale, l’uso di insetti antagonisti per eliminare e contenere i parassiti, la rimozione delle erbe infestanti con mezzi meccanici ( trattori, attrezzi manuali ) e l’impiego di sementi naturali e non transgeniche di quarta generazione ( 4 germinazioni senza l’utilizzo di alcun trattamento chimico ). In fase di lavorazione della fibra il colore bianco del tessuto è ottenuto utilizzando il perossido, evitando così l’uso di sbiancanti ottici e candeggianti.
Autore
Bio-Logica.it, agricoltura biologica e ambiente
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