Le uova biologiche e l’allevamento intensivo
Scritto da: Daniela - Data: 31/12/2011 Ora: 22:09
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Meglio un uovo oggi e una gallina domani. E’ una affermazione, per prendere atto di cosa comporta oggi il consumo di uova di gallina.
Secondo gli ultimi dati forniti dalla LAV – Lega Anti Vivisezione, nel 2008 sono state prodotte in Italia circa 12 miliardi e 952 milioni di uova. Il consumo totale è stato pari a 12 miliardi e 991 milioni, di cui 62% è stato acquistato direttamente dai consumatori, per un consumo pro capite pari a circa 150 uova. L’industria e la trasformazione hanno assorbito il restante 38% , con un consumo pari a 74 uova pro capite, attraverso pasta, dolci e prodotti trasformati.
Il consumo finale medio per ogni cittadino italiano è di 224 uova, valore corrispondente alla media del consumo pro capite europeo. Sono cifre importanti, e dal 2004 è previsto un sistema di etichettatura per la tutela del consumatore, stampigliato sul guscio, che identifica:
- la tipologia di allevamento
- una sigla che identifica lo Stato di produzione
- un codice riferito al Comune di produzione
- una sigla riferita alla Provincia di produzione
- un codice relativo al nome e luogo in cui la gallina è stata allevata
- la data di scadenza
La tipologia di allevamento è definita con quattro codici che identificano il tipo di allevamento da cui provengono le uova che acquistiamo:
Codice 0 – Allevamento biologico: le galline possono razzolare liberamente all’interno e all’esterno di capannoni, su un terreno ricoperto da vegetazione e coltivato con metodo biologico. Sono alimentate con cibi provenienti da agricoltura bioloogica, integrati al massimo con un 20% di mangimi convenzionali.
Codice 1 - Allevamento all’aperto: le galline per alcune ore al giorno possono razzolare in un ambiente esterno, solitamente protetto e controllato per ragioni sanitarie, per prevenire eventuali contagi con animali esterni; le uova vengono deposte sul terreno o nei nidi.
Codice 2 - Allevamento a terra: le galline vengono allevate in capannoni dove sono libere di muoversi all’interno , le uova vengono deposte nei nidi o sul terreno.
Codice 3 - Allevamento in gabbia (batteria): galline allevate in un ambiente confinato, depongono le uova direttamente in una macchina preposta alla raccolta.
Circa l’86% delle uova di gallina destinate al consumo diretto proviene da un allevamento di tipo 3, cioè un allevamento in batteria. Le uova biologiche (codice zero) provengono invece da allevamento estensivo. Questo comporta:
- fino a 10 metri quadri per gallina;
- mangime biologico (cereali e mais senza additivi chimici, amminoacidi sintetici, antibiotici, OGM e farine di pesce);
- maggiori garanzie per il benessere degli animali;
- maggiori garanzie per la salute, perché il settore biologico è molto più controllato e deve essere certificato per legge.
Le uova biologiche coprono in Italia solamente il 10% nella grande dstribuzione, anche se, rispetto alle uova da allevamento convenzionale, possiedono elevati livelli di acidi grassi polinsaturi e omega-3, che dipendono dall’alimentazione delle galline, e da una migliore qualità olfattiva e aromatica.
La differenza sostanziale però è data proprio dal tipo di allevamento estensivo, rispettoso degli animali. La campagna LAV in favore delle galline ovaiole è ampiamente descritta e documentata in questo dossier, dove vengono riportate cifre e modalità di un business, quello dell’allevamento intensivo, che definire come ‘atroce sistema di produzione’ è poco.
Consumare uova biologiche è una scelta consapevole ed etica, poiché anche se entrerà in vigore dal 1 gennaio 2012 il divieto relativo alle gabbie non modificate (gabbie in batteria) per le galline ovaiole,con il divieto al commercio delle uova provenienti da galline in batteria, le condizioni di vita garantite alle galline ovaiole – 400 milioni in Europa, oltre 50 milioni solo in Italia, il 90% costrette in gabbie di batteria – saranno solo leggermente migliorate.
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Autore
Bio-Logica.it
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