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La Graph Search di Facebook e l’ottimizzazione per i motori di ricerca

Chi ha sempre guardato l’universo social con interesse, anche dal punto di vista strettamente seo, non sarà affatto colpito dalla portata dell’annuncio stampa di ieri, che avverte del rolling out parziale della nuova Graph Search di Facebook, ancora in beta.

Dopo l’introduzione degli hastags, sul modello di organizzazione degli stream semantici in stile Twitter, anche i più ingenui potevano affermare che Facebook stava lavorando per giocare in chiave search tutto il capitale speso per affinare l’algoritmo interno (che ovviamente, come per Google, si declina al plurale: ‘gli algoritmi’).

Facebook stesso ci aveva avvertiti già in gennaio; ed eccoci qui a discutere del primo rolling out pubblico.

In questo momento è ovviamente molto presto per valutare l’impatto della nascente Graph Search sugli equilibri generali della Search, perchè evidentemente non è una sfida vinta in partenza nemmeno per il colosso di Palo Alto, questa. Non potrebbe esserlo.

Ma certamente se qualcuno poteva permettersi il lusso di sfidare Big G nel campo dell’information retrival questo non poteva che essere Facebook, che della raccolta dati sistematica a livello mondiale ha fatto la prima ragion d’essere della sua policy aziendale degli ultimi (quasi) dieci anni.

Graph Search

Facebook e SEO

Ma gli addetti ai lavori tutto questo lo sapevano da tempo, direi.

Alcuni seo anni fa tacciavano di avventurismo quelli che guardavano a Facebook come possibile integrazione nell’ambito di una strategia seo organica.

Nel 2008, la preistoria della diffusione massiccia di Facebook in Italia, alcuni iniziavano a chiedersi se era possibile beccarsi qualche buon link dal social, con lo scopo di posizionare i siti sulle serp Google.

Altri ovviamente si stracciavano le vesti e si strappavano i capelli per i link nofollow che il social ha sempre (salvo alcuni momenti iniziali, con trucchi ed escamotage di vario genere, appunto) rifiliato ai proprietari dei siti web di tutto il mondo.

Fiumi di blog-post sui link nofollow dai social; centinaia di guru giù a chiedersi se questi link funzionassero o meno.

Alla fine è arrivato Danny Sullivan che con i Social Signals ha smentito definitivamente le chiacchiere dei seo social-scettici.

E ora, ovviamente, una delle speculazioni seo più di moda a tutti i livelli investe le straordinarie doti del bottoncino + 1 di Google Plus, nuovo altare sacrificale per il posizionamento organico.

Ma, ok, finora abbiamo sempre e solo ragionato in vista di Google e della sua Search.

Social media markettari e seo potevano anche viaggiare su binari diversi; vicini, complementari, ma diversi.

Ma la Graph Search reintroduce sul piatto della bilancia un problema di ‘metriche’ che investe, e investirà sempre più da vicino, l’armamentario seo indispensabile per svolgere la professione, oggi e nel futuro.

Ottimizzazione per la Graph Search

[Ovvero: Graph Search Optimization. Per i patiti dell’acronimo ultima moda, ebbene sì, devo dirvelo, c’è già l’immancabile appellativo pronto…]

Il grafo sociale che qualifica la Search di Facebook è chiaramente il nuovo campo di analisi (e terreno di testing) per chi si occuperà di seo nel futuro.

Avete letto bene, sto parlando di ottimizzazione per i motori di ricerca, non di social media marketing.

Perchè la gestione delle pubbliche relazioni online va benissimo, e senz’altro il social media marketing ha affinato tecniche, tool e paradigmi di analisi del mercato tali da meritare per certo una voce a sè stante nei capitolati di spesa di qualsiasi buon piano di comunicazione online, a quasi tutti i livelli d’impresa.

Ma la Graph Search di cui discuteremo nei prossimi anni riporta la sensibilità seo al centro degli assett strategici fondamentali nella pianificazione della presenza online, c’è poco da fare.

Non ne farei una questione di semantica da due soldi: è evidente che uno specialista in motori di ricerca non potrebbe ormai evitare di tenere in conto delle novità in arrivo sul fronte Facebook.

Credo che sia stato scritto già qualche miliardo di volte che il like di Facebook è quello che su Google è stato ed è il backlink, come fondamentale unità di misura del consenso pubblico.

Ma la SEO non si è mai limitata ad essere una guerra all’ultimo backlink, immagine che pure l’ha caratterizzata ampiamente sul piano della rappresentazione pubblica e spesso in accezione negativa: oltre alla sacrosanta (o spammosa che sia) link building, la SEO per come la ricordo io aveva componenti strategiche ben più interessanti.

C’era un po’ di ‘codice: oggi è facile pensare che un CMS offra pagine web sufficientemente ottimizzate secondo i canoni Google, ma in un passato reltivamente recente la realtà dei fatti era del tutto diversa.
Era comune imbattersi in siti che avevano completamente abbandonato al destino la formattazione dei metadati che dovevano invece assecondare l’indicizzazione dei singoli contenuti.
Lo è ancora, se fate i consulenti o se la vostra agenzia interviene su siti fatti da terzi saprete certamente che anche le più vecchie buone maniere seo sono ben lontane dall’essere prassi comune, tra sviluppatori e webmster d’ogni risma.

C’era un po’ di ‘capacità analitica: se non ci fossero stati i seo la cultura della web analytics non avrebbe mai raggiunto i livelli odierni, e tutto sommato anche i patiti del più moderno social media monitoring non possono non accettare questa paternità professionale per quello che è.
Tutto sommato credo che tutti abbiamo iniziato a lavorare su Google Analytics, facendo più o meno esperienza negli anni, salvo ora trovarci ad utilizzare anche Facebook Insights, nelle sue varie evoluzioni filosofiche e funzionali.

C’era un po’ di marketing: trovare la frase ad effetto, o la keyword più performante, era un mestiere che coincideva – e coincide – con alcune operazioni seo straordinariamente efficaci ed attuali. In un percorso dall’algoritmo al lettore, senza soluzione di continuità, il seo trova la sintesi redazionale adatta per ciascun contenuto, prima e dopo la sua pubblicazione online.

Dall’algoritmo al lettore perchè nella ‘seo classica‘ i visitatori erano attratti verso i contenuti del sito anche grazie alle strategie seo atte ad influenzare l’algoritmo indicizzatore, ovvero il motore di ricerca. Ovvero sostanzialmente Google, fino ad oggi.

Ma come potremmo continuare a parlare di ottimizzazione per i motori di ricerca pensando solo a Google?

Eppure la logica letterale del termine parla chiaro: si parla di ‘motori di ricerca‘ al plurale.

Ai miei tempi c’erano Yahoo e Msn, per dire, oltre a ‘Lui’.

Oggi forse sarebbe meglio se iniziassimo a parlare della Graph Search con la giusta lungimiranza, che sarebbe carateristica meritoria per qualsiasi professionista votato all’ingegneria inversa e al testing.

Moltissimi di noi si sono messi a parlare dell’Edgerank, negli anni recenti, e molti meno si sono interessati all’ottimizzazione lato codice; quella che introduce nei siti i microformati di Open Graph, tanto per intenderci.

Come si realizza un sito ottimizzato per Facebook?

Occorre iniziare a fornire risposte meno aleatorie alle aziende che vogliono siti internet performanti in senso assoluto.

Non so se fra sei mesi verranno fuori centomila esperti in posizionamento sulla Graph Search, ciascuno con il suo bel blog tecnico e la sua pagina fan (ci mancherebbe!).

Considerando che in questo paese non ci facciamo mancare mai niente, direi che molto probabilmente è proprio quello che sta per succedere.

Il tragicomico arrivo sul mercato di una tumultuosa serie di offerte per il nuovo mirabolante servizio di ‘Posizionamento su Facebook‘, che ovviamente prometterà ‘le prime posizioni sulla Graph Search‘.

Poi non dite che non ve l’avevo detto.

🙂

Per i seo abituati a Google la Graph Search è invece l’occasione per aggiornarsi e approfondire una volta di più la propria professionalità, che può solo avvantaggiarsi delle evoluzioni del mercato.

Una sfida da cogliere, insomma, una volta scartate le allodole modaiole (che ci sono sempre) e relegati al margine i seo Savonarola/tradizionalisti, che negli anni hanno continuato a stigmatizzare i social e il 2.0 in nome di un sempre meno realistico ‘ritorno alle origini’ (spesso associato nell’immaginario alla fatidica sconfitta finale dello spam, volta a volta declinata secondo il proprio interesse o punto di vista soggettivo, ad opera di un leggendario Google in versione principe azzurro / salvatore della Patria).

Una sfida per i seo che invece hanno già imparato ad andare a braccetto con i social media, per estensione diretta del proprio bagaglio professionale o per le proficue collaborazioni che hanno instaurato in questi anni con quelle figure di comunicatori pubblici, nelle agenzie o negli uffici marketing delle aziende, che hanno gestito profili social in chiave marketing.

Una sfida necessaria, che era nell’ordine delle cose, e da cui non si potrà prescindere.

Non se ti occupi di ottimizzazione per i motori di ricerca e un mammasantissima come Facebook inaugura un motore di ricerca pubblico, basato sui suoi algoritmi interni e rivolto ad un bacino d’utenza che non può non attrarre gli investimenti e l’attenzione delle aziende.



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